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giovedì 4 novembre 2010

La profezia dei Papi: nel 2012 ci sarà la fine del mondo?


Ha alimentato la fantasia popolare col suo alone di mistero per 500 anni, da quando nel 1595 il monaco benedettino Arnold Wion rinvenne e inserì un particolare scritto all'interno della sua opera 'Il legno di Vita, ornamento e decoro della chiesa'.

Il testo, attribuito da Wion a San Malachia, vissuto nel XII secolo è noto come la profezia dei Sovrani Pontefici. Lungi dal giudicare o meno la veridicità e la fondatezza del contenuto dello scritto, cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Secondo quanto riporterebbe Wion, Malachia avrebbe redatto una sorta di elenco cronologico dei Papi, a partire da Celestino II, vissuto nel corso del XII secolo. Fin qui niente di strano. La particolarità dello scritto risiede nel fatto che i 111 pontefici descritti (o 112) attraverso brevi frasi in latino da Malachia, coinciderebbero perfettamente con i Papi realmente esistiti.
Inoltre, 'ciliegina sulla torta', dopo l'ultimo papa Malachia ha preannunciato anche la fine del mondo in questo modo: "La città dai sette colli sarà distrutta e il Giudice terribile giudicherà il popolo".
E l'ultimo successore di Pietro, stando alla lista e alle indicazioni riportate da Malachia, sarebbe proprio Benedetto XVI. Vi sarebbe in realtà una 112esima descrizione dopo quella dell'attuale papa, ma essendo non numerata a differenza delle altre, si pensa possa coincidere con il Camerlengo, nel testo descritto come 'Petrus Romanus'. Ma vediamo di esemplificare quanto detto, considerando i Papi del nostro tempo.
Pio XII, il 106esimo papa della profezia è definito 'Pastor Angelicus', descrizione verosimile visto che il cognome Pacelli, come amava ricordare lo stesso pontefice, in latino vuol dire 'Pace del Cielo'. Il 107esimo è Giovanni XIII, di umili origini e nativo di Venezia (una delle repubbliche marinare), definito 'Pastor ed nauta' che significa pastore e marinaio. Paolo VI, n° 108 nella lista, è descritto come 'Flos Florum', fiore dei fiori, ossia giglio. E nello stemma papale del pontefice vi sono proprio tre gigli.

Il 109esimo papa è Giovanni Paolo I, indicato con la perifrasi 'De media aetate Lunae', ossia il periodo medio di una luna, e il papa visse 33 giorni, ossia approssimativamente il periodo in cui si compie un intero ciclo lunare. L'amato Giovanni Paolo II è il 110° papa ed è descritto come 'De labore solis', che potrebbe coincidere con l'Oriente, considerato che Wojtyla proveniva dalla Polonia. Inoltre, 'labor' ha anche il significato di eclissi e Giovanni Paolo II nacque il giorno di una eclissi solare parziale e anche il giorno del suo funerale, l'8 aprile del 2005, fu registrata un'eclissi solare ibrida.

E infine vi è l'attuale pontefice, definito da Malachia con l'epiteto 'De gloria olivae'. Tale motto è stato collegato al nome di Benedetto XVI sia perchè lo stesso nome richiama quello dei monaci benedettini, definiti anche 'monaci olivetani', sia perchè nell'araldo del Papa è raffigurata un persona di colore sul lato sinistro, simbolo della Diocesi di Frisinga di cui fu arcivescovo. Il termine 'olivae' potrebbe dunque essere associato al colore di questo viso di moro.

La profezia si conclude con una 112esima descrizione, non numerata come invece avveniva per le altre 111. Tale differenza apre parecchi dubbi. La figura in questione, come abbiamo già anticipato, è 'Petrus Romanus' la cui presenza anticipa la fine della Chiesa e la distruzione di Roma. Come sappiamo, nessun papa, dopo l'apostolo Pietro, ne ha mai portato il nome. Un'ipotesi recente lascia pensare che Pietro Romano non sia riferito dunque ad un pontefice ma al Camerlengo che, alla morte del pontefice, in situazione di sede vacante, siede sul trono di Pietro in attesa dell'elezione del successivo.

Francesca Mancuso

Fonte: Link

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