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giovedì 15 dicembre 2011

La Paramnesia - Deja vu

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Fenomeno di memoria inconscia o ricordo di vite passate
Il fenomeno del deja vu, detto anche paramnesia (dal greco parà= vicino e mnesis= ricordo, perciò: forma di ricordo che rimane in margine al ricordo normale), è un fenomeno assai più diffuso di ciò che non si pensi. Come sappiamo si tratta di quella strana manifestazione per la quale una persona ha l’impressione di aver già visitato un luogo nel quale sa con certezza di non aver mai posto piede, o di aver già veduto una scena o un oggetto che gli capita sotto gli occhi per la prima volta. E’ un fenomeno che si presenta in vari gradi di intensità. Si va da sensazioni imprecise, fino ad una percezione esatta dei dettagli. 

Vi sono stati dei casi nei quali una persona, trovandosi per la prima volta in un luogo, non solo ha provato la sensazione precisa di esservi già stata, ma ha descritto locali vicini, con dovizia di particolari, prima di metterci piede.
Naturalmente è un fenomeno che già adito a molteplici interpretazioni, alcune anche assai suggestive come quella di considerarlo (almeno talvolta) dovuto ad un fatto di reincarnazione. 
 
Seconda questa interpretazione, una persona trovandosi in un ambiente o dinnanzi ad oggetti, che avrebbe avvicinato in una sua precedente vita, subirebbe uno stimolo, che farebbe riaffiorare alla sua memoria, dall’inconscio residuo e scorie mnemoniche delle sue passate esistenze che, appunto nell’incoscio, sarebbero rimasti annidati. Naturalmente questa interpretazione del fenomeno è basata su di un fatto fideistico e non verificabile sul piano scientifico.

Esaminando il fenomeno con ottica psicodinamica, le interpretazioni sono molteplici. Nei casi in cui la sensazione è nebulosa o imprecisa, si potrebbero ipotizzare fenomeni di memoria inconscia, che ripresentino le immagini di fatti realmente vissuti, ma dimenticare e rimosse per motivi psichici non individuabili, nel subcosciente e che riaffiorino sotto non identificabili stimoli contingenti. Questa, ovviamente, è una interpretazione che può soddisfare solo quando non vi è la certezza che il luogo non sia stato, veramente, mai visitato dal soggetto.

Un’altra possibile interpretazione è quella che fa prendere in considerazione la possibilità di processi telepatici inconsci. In questo caso, la persona potrebbe aver ricevuto telepaticamente, in forma inconscia, immagini e pensieri di persone presenti, che vivessero ricordi loro, e assumerli come propri a livello di conoscenza. Henri Louis Bergson, filosofo francese, profondo studioso di fenomenologia paranormale, considerava la paramnesia un fenomeno psichico normale sostenendo questo assunto con una sua teoria.

Partendo dal principio che ogni percezione lascia nella mente un ricordo di sé, il quale staccandosi dalla percezione stessa va a fissarsi nella memoria, egli ipotizza che, se per un qualsiasi motivo, questo distacco non avviene, il ricordo rimane unito alla percezione del soggetto, senza perfezionarsi come ricordo fissato nella memoria. A percezione simile, il soggetto potrebbe avere l’impressione di ricordare ciò che invece ha solamente percepito.Un’ipotesi interpretativa che ha dei punti di contatto con la precedente e che si mantiene su di un piano strettamente animico, sostenendosi su dinamiche psichiche, è quello che si rifà al processo catatimico. 

Questa parola deriva dal greco ed è formata dal termine greco: katà, che vuol dire basso, sotto, imo e l’aggettivo italico timico che si riferisce all’influenza della glandola del timo sulla sfera psichica, quindi indica un’azione timica nel profondo dell’inconscio.

Un processo psicologico, perciò, che influendo nel profondo della psiche, può produrre particolari stimolazioni fino a generare insoliti fenomeni psichici e anche paranormali. In questo caso il processo catatimico provoca un fatto sinestesico, cioè mette in atto quel fenomeno per cui una sensazione corrispondente ad un determinato senso viene associata a quella di un senso diverso; ciò avviene, per esempio, quando si ha la sensazione di un colore, udendo un suono. 

In questo caso la paramnesia viene attribuita ad un’associazione di immagini che non nasce dalla sfera noetica, cioè della sfera dell’attività dell’intelletto, ma da quella affettivo-emotiva. In sostanza parte del principio che, per esempio, due ambienti diversi possono destare sensazioni uguali a livello emotivo. Pertanto un individuo che si trovi in luogo che gli desti sensazioni uguali a quelle che un altro luogo gli ha destato in un altro momento, le recepisce sul piano affettivo. Al momento di trasferire sul piano cosciente finisce con l’identificarle con il luogo in cui si trova, credendo di riconoscerlo, mentre invece rivive una semplice forma emozionale trasferita e camuffata sul piano mentale.

Facciamo un esempio. Supponiamo che una persona si trovi in un determinato posto. Fra le varie sensazioni che riceve, ecco una musica. Egli non la registra mentalmente; regalata nella memoria inconscia, la melodia gli crea solo uno stimolo emotivo completamente trascurato dalla sfera razionale. Immaginiamo poi che la stessa persona, dopo un tempo indeterminato, si trovi in un altro luogo, diverso dal primo. Per una coincidenza ode ancora la stessa musica che aveva registrato emotivamente. Può prodursi, in tal caso, un’azione dell’inconscio che, facendo risalire alla superficie della coscienza l’esperienza emozionale, trasferisce sul “luogo” il ricordo della musica, identificandolo in questa. Si avrà così la sensazione di trovarsi in un ambiente già conosciuto, mentre invece non si farebbe che rivivere un’esperienza emozionale.



Paramnesia e Reincarnazione


tratto da: http://www.amadeux.it
di Antonio Bruno

Capita, a volte, di imbattersi in un ambiente o di assistere ad una
data scena e di provare la profonda e netta sensazione di vivere
un'esperienza già vissuta. Si avverte, insomma, il ricordo vivido,
quanto improvviso, di un "dejà-vu", o "already seen" nel quale si
rimane sconcertati e confusi nell'impossibilità di trovare una
spiegazione logica a questa strana esperienza.

Ma non solo: a volte accade anche che, a questi improvvisi ricordi,
si associ una memoria dettagliata riguardante fatti e personaggi
sconosciuti ma che poi, ad un successivo controllo, risultano esatti.
Analogamente, vi sono casi in cui, partendo da un ricordo input, si
viene improvvisamente alla consapevolezza di altri ambienti e parti di
una zona o edificio non ancora visti quanto, ancora una volta,
risultanti in seguito collimanti.

Dal punto di vista parapsicologico, questi casi sono riuniti sotto il
termine di "Paramnesia" e sono relativi allo specifico dato di fatto
che essi non possono spiegarsi semplicemente come ricordi dimenticati
raffioranti per una sorta di affinità casuale o analogia con quanto
casualmente sperimentiamo. Se è vero che questi "riaffioramenti"
possono spiegare un gran numero di sensazioni similari, è altrettanto
provato che esistono esperienze, come le suddette, in cui la soluzione
non è così semplice.

La psicologia parla di riaffioramenti di stati d'animo, oppure si
avanza la teoria di Bergson, secondo la quale, di norma, ricordo e
percezione di un evento, ad un certo punto, si staccano e, di
conseguenza, quando questo distacco non avviene, si verifica il caso
di un "simil-ricordo". C'è ancora la visione freudiana del fenomeno,
ove si consideri che per lo psichiatra austriaco gli ambienti sono
solo rappresentazioni del grembo materno e, pertanto, quando tale
significato simbolico diviene per qualche ragione particolarmente
evidente, si verifica la presunta esperienza paranormale, si crede di
"esserci già stati" o di "aver già vissuto quell'esperienza". Freud
non esclude, tuttavia, che il fatto conoscitivo, cioè la
visualizzazione di ambienti e parti di edifici mai viste prima, siano
prodotto di chiaroveggenza o prospezione psichica paranormale di
ambienti: un fenomeno che i parapsicologi chiamano "Psicoscopia". In
questi casi, in base all'imput freudiano,

il soggetto potrebbe effettivamente venire a conoscenza di dettagli
mai visti in precedenza di una data località o, addirittura
ricostruirne l'intero complesso o, ancora, storia e vicende. Una
variante parapsicologica, inoltre, ipotizza che si possa trattare di
"chiaroveggenza viaggiante", cioè di episodi chiaroveggenti vissuti
inconsciamente al momento dell'esperienza paranormale ma immagazzinati
e latenti nell' inconscio del soggetto. Tali esperienze si "attivano"
e risalgono in superficie non appena ci si viene a trovare nei luoghi
effettivamente interessati dalla precedente chiaroveggenza.

Ma la più suggestiva, e per molti versi fantasticata ipotesi è quella
reincarnazionista, secondo la quale, i ricordi affacciatisi così
irruentemente alla coscienza dei soggetti, sono flash-back improvvisi
di fatti e località già conosciuti in una precedente esistenza.
Personalmente, pur credendo alla reincarnazione, sono del parere che
la casistica di Paramnesia sia solo molto limitatamente spiegabile con
questa ipotesi. Ciò che secondo me può provenirci dal "magazzino"
inconscio delle nostre esperienze karmiche appartiene, piuttosto, alla
sfera dell'emotività, della predisposizione e, tuttalpiù,
dell'analogia. Per fare un esempio, tutti noi sappiamo bene come i
profumi siano in grado di risvegliarci ricordi dettagliati e precisi;
infatti noi possediamo nel nostro cervello un'area preposta alla
memoria olfattiva molto più sensibile ed estesa di quello che
ordinariamente si crede. Altrettanto dicasi per la musica: le melodie
sono in grado di richiamare, nel nostro cervello, connessioni che
credevamo dimenticate, e di trascinare con sè, per associazione
(sinapsi?...), anche i ricordi olfattivi, creando con questo un quadro
estremamente coinvolgente ed intimo di episodio mnemonico.

Ora, pur non potendo trovare, almeno finora, i parametri per
comprendere quando questo avviene, credo che questi episodi possano
occasionalmente superare i limiti temporali della nostra esistenza
fisica e, proprio come in una "ipnosi retrospettiva", giungere ad una
memoria più profonda o, se si preferisce, a dati più "remoti"
registrati nel nostro inconscio. Dei "segnali scatenanti", o
"eventi-stimolo", cioè, possono determinare un improvviso
collegamento, più o meno limpido, con quanto immagazzinato nel grande
serbatoio della nostra memoria globale, ossia quella composta dalla
somma delle esperienze accumulate nelle successive esistenze. Dal
punto di vista epistemologico, questo ragionamento risulta plausibile,
ove si consideri che la teoria reincarnazionista concepisce la ragione
stessa delle vite successive come accumulo di esperienze-prova per
continui miglioramenti ed affinamenti dello spirito.

Pertanto, se ciò che si è vissuto come esperienza deve insegnarci
qualcosa (deve, cioè, essere parte di un percorso), è necessario che
le varie tappe esperienziali non spariscano o vengano cancellate ma
facciano parte, invece, di un bagaglio specifico di eventi che, per la
stessa natura della legge karmica, si trasformino di fatto in una
continua mutazione in essere. L'evento, insomma, non si può
cancellare: perché assolva alla sua funzione, esso deve continuare ad
esistere e, esistendo, restare in qualche modo "accessibile" laddove
stimoli od eventualità di varia natura rendano possibile una presa di
coscienza più o meno consapevole. In tale senso, ritengo anche che
quei casi che possono trovare valida spiegazione nella teoria della
reincarnazione, emergano alla coscienza ordinaria solo sporadicamente
e del tutto occasionalmente come, appunto, quando si verifica una
concomitanza di fattori emotivi come quelli che in alcuni soggetti
determinano la Paramnesia.

Ma molti altri casi, che io credo costituire la maggioranza dei
comunque esigui episodi di ritorno a vite precedenti, si svolgono
tuttavia su piani diversi dalla coscienza ordinaria; vengono, cioè
"evacuati" dalla psiche nel corso di funzioni cerebrali automatiche.
Alludo, qui, esplicitamente al sonno, con i sogni ai vari livelli,
visto che il sonno, in ogni caso, è solo un'altra modalità di
funzionamento sia della mente che del cervello. Anzi, per chi crede
allo "spirito", cioè a questo quid superiore di individualità avulso
dalla dimensione corporale, l'esperienza onirica è un'occasione molto
più agevole e probabile di conoscenza extracorporea ed extra-temporale
in cui è possibile, eventualmente, accedere anche a ricordi di vite
precedenti. Tornando, però, alla Paramnesia che, come abbiamo visto, è
inerente lo stato di coscienza ordinario, resta un problema di fondo,
qualora si voglia considerare la teoria reincarnazionista: quello,
cioè, se se si debba ridurre la paramnesia a reincarnazione o,
viceversa, la reincarnazione a paramnesia.

Fonte: Link

Tratto da: Link

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