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mercoledì 30 giugno 2010

Il segreto celato della cattedrale di Larino (seconda parte)

Per i pitagorici il numero sei è assimilato al concetto di perfezione perché corrisponde alla somma dei suoi divisori: 1 + 2 + 3 = 6. Nel nostro caso la figura dell’esagono rappresenta anche un richiamo geometrico a un poligono che ha una particolarità che non appartiene a nessun’altra figura geometrica piana. Quella di permettere la costruzione sui sei lati di altrettanti esagoni che chiudano interamente la figura centrale.
È un’aggregazione presa a prestito geometricamente dagli alveari che sono appunto costituiti da una superficie in cui esistono solo ed esclusivamente figure esagonali.
Ogni singolo particolare che costituisce l’apparato decorativo della cattedrale fa parte di un programma organico la cui interpretazione si lega direttamente ai significati simbolici riconducibili in maniera evidente alle interpretazioni apocalittiche di Giovanni l’Evangelista.
Un chiaro esempio è rappresentato da quella parte della facciata che inquadra il grande rosone centrale. A parte la funzionalità pratica di portare la luce all’interno, il rosone, il cui termine tecnico è oculus, nel suo significato simbolico è l’occhio di Dio ma è anche la luce dinamica che squarcia le tenebre, appunto secondo la visione giovannea: “Dio è Luce e in Lui non vi furono le tenebre”.


Rosone

La luce è uno degli elementi naturali che serve a dare senso alla potenza di Dio. Alla luce si attribuisce quel significato dinamico proprio attraverso la visione giovannea che permette di associare gli elementi fisici di un edificio alle considerazioni teologiche.
Ma l’oculus nella concezione iconodula, sostanzialmente antiplatonica, è l’elemento di filtro tra la verità assoluta e la verità rivelata.
Sulla questione è utile richiamare Giovanni Damasceno che risolse, in contrasto con le attività iconoclaste di Leone III Isaurico, la problematica della legittimità delle rappresentazioni divine affermando il principio che la verità è dentro di noi e che, attraverso la lettura della Sacre Scritture, le immagini si proiettino verso l’esterno sui supporti fisici attraverso gli occhi. Il pittore, in pratica, ha solo il compito di dare fisicità alle proiezioni che vengono da dentro.
Il rosone, dunque, è l’occasione pratica per esaltare la natura divina della luce quale anticipazione dell’Apocalisse finale. Il rosone della Cattedrale di Larino cela anche un altro grande mistero. Generalmente, infatti, i rosoni sono a 12 raggi mentre questo ne ha 13. Perché? Potrebbe rappresentare Gesù con i dodici apostoli… ma soffermandoci sul significato alchemico del numero 13 emergono interessanti considerazioni. Al numero Tredici è associato il significato della fine di un ciclo, dal fatto che ci sono tredici mesi lunari in un anno e tredici sono i segni nell'astrologia celtica e dei nativi americani. Tredici predice nuovi inizi, ma significa anche che i vecchi sistemi devono terminare per favorire le trasformazioni richieste. Ma tredici è anche la famosa data “venerdi 13 ottobre 1307” tanto temuta nella quale furono arrestati e giustiziati in massa i Cavalieri Templari, osteggiati dal Re Filippo il Bello (fatto che ha generato la “triscaidecafobia” cioè la paura del numero 13).
Nella lunetta centrale della facciata c’è un’altra sorpresa. L’angelo che cerca di togliere la corona di spine è un piccolo escamotage simbolico per celare un ben più profondo segreto. Infatti, se guardiamo la figura dell’angelo unito alla rappresentazione della crocifissione di Cristo su pianta di croce ad Y, vedremo che tale immagine ricalca fedelmente un antico simbolo che l’alchimia fa risalire addirittura all’antica civiltà atlantidea.






Algiz, la runa dello slancio tra il mondo dei vivi e quello degli Dei. È la runa più potente energeticamente e spiritualmente, quella che simboleggia la consapevolezza dell’ordine cosmico.
L’uomo con le braccia protese verso il cielo… ma in attesa di cosa? La facciata della Cattedrale di Larino è forse una rappresentazione iniziatica di quello che ci aspetta il 2012?
Siamo su un pianeta karmico: questo significa che torniamo ad incarnarci per evolverci sempre di più. Di vita in vita, di epoca in epoca, di era in era, di eone in eone. Il pianeta stesso, ogni eone, deve “ripetere” la sua evoluzione ricominciando daccapo. I cambiamenti dimensionali del sistema solare e il destino dell'umanità secondo il calendario cosmico sono sempre avvenuti. Gli antichi conoscevano molto bene queste svolte energetiche che causavano epocali cambiamenti strutturali e geofisici della Terra. I calendari dei Maya (che risalgono a circa 18mila anni fa), degli egizi (che risalgono a circa 39 mila anni fa), dei tibetani, dei cinesi e di altre civiltà portano nel periodo che corrisponde a quello nostro; quello che sta per terminare.
In particolare, i Maya parlavano di un tempo di transizione, ovvero del periodo di "Assenza di tempo", in cui il vecchio tempo veniva sostituito dal nuovo tempo. Secondo i Maya, il tutto iniziava nel luglio del 1982 e avrebbe condotto al cambiamento nel 21 dicembre 2012. Infatti, neanche a farlo apposta, attorno agli anni ottanta si inizia a sentire sempre con maggiore intensità di mutamenti del clima, del surriscaldamento della Terra e via dicendo. L’avvento di tutti questi cambiamenti sono proprio il naturale evolversi dell'intero Sistema Solare. Dobbiamo anche riflettere sul fatto che grandi mutamenti si stanno verificando anche nell’uomo. A questo proposito cerchiamo di capire che cosa significa il termine “ascensione”. Con questo termine ci si riferisce all'evoluzione spirituale. Tutte le creature sono chiamate all'ascensione, esso è un processo naturale e una necessità della vita stessa.
L'ascenzione umana, quella simbolicamente celata nella Cattedrale di Larino, ci permetterà di accedere ad un piano evolutivo superiore. (2 di 2)

Articolo di Dario Giardi

Fonte:http://www.scienzaeconoscenza.it


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