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martedì 10 aprile 2007

"Autobiografia di Ramtha",parte II

Non ebbi altro maestro che la natura

Per imparare a conoscere la Fonte, non ebbi un maestro che mi insegnasse qualcosa sulla Fonte o sul Padre. Fu un'esperienza di semplicità, cosa che tutti danno per scontato, termine che si adatta bene a questa società. Imparai dal tempo. Imparai dai giorni. Imparai dalle notti. E imparai da quella vita tenera ed apparentemente insignificante che sa affermarsi prepotente anche in presenza di distruzione e di guerra. Maestro del mio essere fu la Fonte stessa.
Non avendo avuto il privilegio di un'educazione e di conoscere la scienza, non avendo avuto il privilegio di esprimermi come un essere umano, avendo sperimentato l'odio, un dolore inesplicabile, la disperazione e una grande afflizione, non avevo altro da sfidare tranne forse la ragione che mi aveva portato qui. Non sapevo a quel tempo di essere io stesso la ragione che mi aveva portato qui. Capite? Ma a partire da questo, imparai a comprendere un elemento che trovavo più potente dell'uomo, un elemento che trovavo più intelligente dell'uomo - un elemento che capivo che poteva vivere in coesistenza pacifica accanto e a dispetto dell'uomo - e che doveva essere il Dio Sconosciuto. E furono gli elementi che mi istruirono, vedete. E io sono davvero fortunato perché venendo istruito dagli elementi e confrontandomi con essi, non c'era nessuno a dirmi che sbagliavo. E gli elementi non mi hanno mai insegnato il fallimento, vedete, perché essi sono tenaci. È così che ho imparato.
Ho imparato da qualcosa che è tenace, che non fallisce mai, che è facile da comprendere per l'uomo che vi rivolge la mente. Per questo non caddi preda dell'ipocrisia del dogma o di credenze superstiziose o degli Dei dalle molte facce che voi cercate di accontentare, o del marchio che ci considerava incapaci di una perfezione che non avremmo mai ottenuto. Non fui mai vittima di questo tipo di insegnamento. È per questo che fu più facile per me fare in una sola esistenza quello che coloro che hanno cercato Dio nella comprensione di altri uomini hanno impiegato molti millenni a fare. Hanno cercato Dio nelle leggi del governo, nelle leggi della chiesa, nella storia, senza mai chiedersi chi l'avesse scritta e perché. Hanno basato la loro fede, la loro comprensione, la loro vita, il processo dei loro pensieri su qualcosa che, vita dopo vita, dopo vita si è rivelato un fallimento. E tuttavia l'essere umano inciampa ancora nel proprio ego alterato ed avendo paura di ammettere a se stesso che forse ha sbagliato, continua nella caparbia ipocrisia che conduce solo alla morte.
Io fui molto fortunato. Il sole non mi maledisse mai. La luna non mi disse mai che dovevo essere in un certo modo. Il vento mi provocò e mi stuzzicò. E la brina e la rugiada e il profumo dell'erba e gli insetti in continuo movimento e l'urlo dello sparviero notturno, sapete, sono cose che non falliscono mai. La loro scienza è semplice. E la cosa splendida che imparai su di loro è che nella loro tenacia non pronunciano parola. Il sole non guardò mai giù verso di me per dire: "Ramtha, se vuoi conoscermi devi venerarmi." E non disse mai: "Ramtha, è ora di svegliarsi e di ammirare la mia bellezza." Esso era lì quando io lo guardavo.
Questo è l'inizio. Questo non vi abbandonerà mai. Questo vi insegnerà una verità più pura e più chiara di qualsiasi cosa scritta da essere umano.
L'ascensione
E poi arrivò il giorno in cui i giorni di questo vecchio uomo arrivarono alla fine, in cui tutto quello che avevo stabilito di compiere, tutto quello che ero, era compiuto. Intrapresi allora un viaggio e attraversai il fiume chiamato Indo. E arrivato ai piedi del monte Indo parlai in comunione spirituale con tutta la mia gente e li spinsi a comprendere che tutto questo era verità; che la loro guida divina non ero io, bensì la Fonte che aveva creato me come aveva creato loro. E perché potessero credere, mi elevai in alto sopra di loro, suscitando grande sorpresa. Le donne cominciarono a gridare atterrite, e gli uomini, i soldati, nel loro stupore lasciarono cadere le spade. Mi congedai da tutti loro e li esortai a imparare come io avevo imparato e a diventare ciò che io ero diventato, ognuno a modo proprio.
Se volete diventare la cosa che desiderate diventare, allineate ad essa i vostri pensieri. Nel vento c'è un potere che è in grado di intimidire un soldato solitario e che in un sol soffio può sollevare la terra in cielo. E non può essere imbrigliato o schiavizzato e non può essere asservito a nulla tranne che a se stesso. Contemplai il libero movimento del vento e lo divenni. Fu così che feci.
La difficoltà che tutti hanno nei confronti di questo ideale è che sono ancora prigionieri dell'idea della morte e dell'invecchiamento. Sono prigionieri dell'idea di dover trovare una macchina che li porti lassù. E sono prigionieri della complessità invece di cogliere la semplicità della linea che il Padre è. Si fa in modo semplice, mai in modo difficile. Così sia. Dopo essere asceso, ho cominciato a conoscere tutto quello che volevo conoscere, perché mi ero liberato dalla densità della carne ed ero ritornato nella fluidità del pensiero dove niente mi poteva ostacolare. Fu allora che compresi di che cosa era fatto l'uomo - di Dio. Ma a quel tempo non lo sapevo. Sapevo solo che ero in pace con quello che avevo fatto e che ero in pace con la vita. E lo lasciai fluire attraverso di me.
Non ero più un barbaro ignorante. Non ero più ansioso di fare la guerra, di sentire l'odore della battaglia. Non ero più ansioso e sfinito ed esausto. Non avevo più i pensieri che tutti gli uomini hanno. Ero ormai al di là di questo. Ero entrato nella vita e nello splendore che vedevo nei cieli giorno dopo giorno e notte dopo notte. Quella era la mia vita. Fu allora che raggiunsi la pace e divenni uno con il Dio Sconosciuto. Non lo combattei più. Oggi chiedere a qualcuno di essere tanto pazienti nella vita è un compito difficile, perché oggi tutti vivono a un ritmo molto veloce e muoiono molto giovani. Non sanno come vivere perché vivono in base al tempo. Devono fare tutto entro un certo limite di tempo o non ce la faranno mai. Saranno vissuti solo in base al tempo e questo sarà tutto quello che hanno raggiunto in questa vita. Capite?
Quando sapete chi siete - e nella mia vita io ho impiegato sessantatré anni ad impararlo - guarderete a voi stessi e vedrete subito chi ha creato tutti i destini che avete vissuto per vostra stessa scelta. Tutta l'infelicità è una vostra scelta; e tutta la felicità è una vostra scelta. Siete stati voi e nessun altro. Quando sapete diventare tanto umili da guardare voi stessi - guardare voi stessi, sentirvi e chiedervi perché, e poi dire: "So perché" e diventare ragionevoli con voi stessi - avete tolto ogni ostacolo alla verità, ed essa diventa come l'uccello che si alza nel cielo della felicità, della virtù, dell'unità e della pace. Ho dormito sonni tranquilli nell'ultima parte dei miei sessantatré anni di illuminazione. Ho dormito bene perché ero un uomo in pace. Avevo fatto pace con ogni cosa. Avevo fatto pace con ogni cosa ed imparato ad amare e a rispettare e ad ammirare i miei più grandi avversari, perché ero io la loro minaccia. Ho imparato ad amarli perché ho imparato davvero ad amare ciò che è l'eleganza chiamata Ramtha.

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