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sabato 19 marzo 2011

LORO SONO TRA NOI - LE ESPERIENZE DI INTERAZIONE CON ESSERI EXTRATERRESTRI DI PIETRO PONZO

Cari lettori, quello che leggerete di seguito è una delle tante testimonianze straordinarie, raccontata da Pietro Ponzo  che parteciperà alla Conferenza UFO: INTERAZIONI TRA UMANI E ALIENI. Pietro oltre ad essere un amico è anche un serio ricercatore e le sue esperienze di incontri ravvicinati con esseri extraterrestri vissute negli scorsi anni, sono state pubblicate sul suo profilo FaceBook di recente.

UN INCONTRO SPECIALE

Si aspetta sempre il momento opportuno per raccontare fatti, privati, del proprio passato. Ora pare che questo momento sia arrivato, forse qualcosa di sottile muove queste vicende. Era da un po' che ci stavo pensando e lo spunto è arrivato sentendo parlare qui su Facebook di Eugenio Siracusa. La vicenda accadutami di sicuro sarà derisa dagli scettici di turno ma....me ne po' frega de meno. Sono cose mie e solo mie vissute nella realtà, non sognate o immaginate e non le racconto per apparire. Solo alcune persone conoscono questa vicenda, sicuramente scordata ma ora ne faccio partecipi voi "amici" di Facebook e amici di Eugenio. Non mi è facile iniziare il racconto di questa esperienza ci provo. Ok inizio da qui.

Nel Dicembre del 1999 durante una riunione tra amici tenutasi in casa di Adriano Forgione mi venne donato dallo stesso Adriano, con dedica, un libro, L'Aquila D'oro, di Eugenio Siracusa. Ero già informato delle vicende di Eugenio ne avevo tanto sentito parlare negli ambienti ufologici di cui facevo parte, alcuni erano contro i contattisti altri increduli e altri ci credevano pienamente. 

Tornato a casa lo sfogliai velocemente lessi alcune pagine alla rinfusa capii di cosa si trattava e mi promisi di leggerlo quanto prima. Non fu così, passarono un bel po' di mesi. Siamo ora nell'anno 2000. Non ricordo bene il mese ma penso che fosse il mese di Marzo probabilmente gli ultimi giorni di Marzo. Nel pomeriggio mi recai in spiaggia, abito vicino al mare, giornata serena tempo buono con leggera brezza marina. La spiaggia, lunghissima era vuota, io e il mare. 

Mi accesi una sigaretta e mentre mi accingevo a fare la solita passeggiata, dopo le otto ore lavorative in fabbrica, guardando alla mia sinistra vidi una figura femminile venire nella mia direzione. Qualcosa però mi colpì subito: procedeva lungo la battigia con un passo lentissimo e mi sembrò eccessivo l'abbigliamento indossato per quella giornata. Incuriosito, aspettai che mi passasse davanti. Rimasi sorpreso nel vedere questa figura di donna, di sicuro esile ma strana proprio nel suo abbigliamento e nel suo modo di camminare. Era talmente coperta che non s'intravvedeva nulla. 

Aveva un enorme giubbotto lungo con un grande cappuccio bianco che le copriva tutta la testa e il viso, indossava dei pantaloni che terminavano tipo zampa di elefante che le coprivano anche i piedi e poco sopra c'erano due file di specchietti che luccicavano ad ogni passo. 

Le mani erano una dentro l'altra nelle enormi maniche del giubbotto, un paio di occhiali scuri molto grandi le coprivano quasi tutto il viso si intravvedeva solo una piccolissima parte, la bocca e il naso. La seguii a una certa distanza, ogni tanto si fermava poi riprendeva il suo lentissimo camminare. Mi accorsi che io lasciavo le impronte delle mie scarpe sulla battigia lei no e questo mi mise ancora più in curiosità. Avevo una gran voglia di capire e di avvicinarla ma non me la sentivo di andarla a disturbare. 

Questa passeggiata lentissima durò per un bel pezzo poi la vidi sedersi su di una barca che era sulla spiaggia, presi coraggio e mi avvicinai per rivolgergli parola. Mi misi al suo lato destro e le rivolsi alcune frasi ma nessuna risposta, lo sguardo era fisso verso il mare. Non rispondeva a nessuna domanda e mi venne in mente di chiedergli che ora fosse, domanda banale. Questa volta si girò verso di me e mi guardò restando in silenzio, solo ora mi accorsi che anche il volto e il collo erano totalmente coperti da una specie di cappuccio nero che lasciava scoperta solo la bocca e il naso. Aveva delle labbra piccole ma ben fatte, il naso era piccolo ma ben proporzionato e la colorazione della pelle dava sul bianco.

Lentamente tirò fuori la mano sinistra dalla grande manica del giubbotto, era inserita in quella destra, tese il braccio verso di me per mostrarmi l'orologio. Rimasi sbalordito, anche il braccio e la mano erano coperti dallo stesso tessuto nero del viso, come se fosse un'unica copertura, una tuta nera? 

Al polso, sopra questo tessuto nero, aveva si qualcosa ma non riuscivo a capire cosa fosse, era un ovale non grande e al centro una pietra color rubino, non cerano lancette per indicare che fosse un orologio e neanche cifre in digitale, niente c'era solo questa pietra colorata, intorno all'ovale vi era come un bordo color oro lavorato ma non c'era un cinturino che avvolgesse il polso.

Mi dava l'impressione più di una medaglia che di un orologio. Rimase per un attimo con questo braccio teso verso di me guardandomi, poi lentamente lo rinfilò dentro la manica destra e riprese a guardare il mare. Non so descrivere lo strano imbarazzo in cui mi trovai, le dissi grazie e me ne andai confuso dall'evento.
Feci un po' di passi mi girai per osservarla ancora ma con grande sorpresa non c'era più, sparita, svanita in pochi attimi. Ero ancora stordito da quell'evento e ripensavo a quello strano oggetto che aveva al polso. 

Non so perché ma come entrai in casa, ebbi la netta sensazione di prende il libro di Eugenio Siracusa, L'Aquila D'oro, lo aprii e con grande sorpresa capitò proprio sulla pagina delle foto dove c'era proprio la medaglia che gli Esseri gli regalarono. Per la miseria la pietra color rubino era identica a quella vista in quello strano orologio. La medaglia della foto era rotonda con dei raggi solari mentre quella sul polso era ovale e aveva si un contorno ma sinceramente non ricordo i particolari. Rimasi per diversi giorni confuso da questa storia e iniziai a leggere tutto il libro trovandoci molti riscontri alle mie cose passate ed in quelle che poi capitarono. Fu un messaggio? Forse sì. Questa è la mia verità.



Questa è la medaglia di Eugenio Siracusa, ora immaginate il centro come un ovale. Lo stesso che vidi io.



UNA VOCE DENTRO ME


Premessa


Tempo fa, in risposta ad un’altra mia nota, “Un incontro speciale”, dissi che avrei raccontato una esperienza molto particolare solo nel caso si fosse presenta l’occasione giusta e il momento opportuno. Questi aspetti si sono presentati in questi ultimi mesi. Si fa una gran fatica a raccontare certe cose, maledettamente personali. Raccontare fatti di questo genere non è questione di protagonismo od altro, me ne po’ fregà de meno, ma meglio togliersi qualche peso.


I fatti


Accadde il pomeriggio di domenica del 15 novembre 1998 tra le ore 16 - 16:35.


Già dalla mattina mi sentivo agitato e nervoso. Improvvisamente una voce nella mente: devi andare in spiaggia. Per ben tre volte udii questa voce nella mente era ferma e decisa nel timbro vocale. Non era la prima volta che mi accadeva un fatto del genere ma questa volta era una sensazione imbarazzante mi faceva pensare e non poco. Indugiai molto. Poi di nuovo: devi andare in spiaggia.

Fuori c’era un vento gelido di tramontana e il mare era molto agitato, ma quella voce continuava ad invitarmi e l’impulso era talmente forte. Indossai un giubbotto e andai. All’inizio della spiaggia incontrai una famiglia con due bambini che giocavano fra loro e poco più avanti due ragazzi che seduti su di una barca rovesciata, guardavano il mare. Alla mia sinistra in lontananza avanzavano due giovani che tenendosi per mano si portavano dietro una bicicletta. Ero a pochi metri dalla battigia con i piedi sopra a un pezzo di tavola. All’orizzonte, mentre il disco solare iniziava lentamente a immergersi nel mare, le nuvole andavano tingendosi di mille colori e il cielo era solcato da scie bianche generate da due aerei. 

Mentre ero assorto da quello spettacolo di colori, iniziai ad avvertire un’indeterminata estraneità all’ambiente che mi circondava. All’improvviso davanti a me si presentò un uomo alto e robusto, forse poteva superare il metro e ottanta, era a due palmi dal mio viso e mi guardava fisso negli occhi. Accadde tutto in pochi secondi poi il misterioso individuo si girò e s’incamminò lungo la battigia, alla mia destra, allontanandosi. Ero come stordito e mi posi delle domande. Da dove era sbucato quell’uomo? Non c’era prima sulla spiaggia. E perché si è comportato in quel modo? Forse mi ero talmente estraniato che non l’avevo visto arrivare. Mi girai intorno per vedere se ancora ci fossero i ragazzi dietro di me, nessuno, la spiaggia era vuota. Ero solo in quel momento. Anche quell’uomo non cera più, eppure la spiaggia è molto lunga e larga. 

Continuai ad ammirare il tramonto era stupendo con quei colori così belli. Trascorsi alcuni secondi iniziai ad avvertire una strana sensazione mi sentivo leggero svuotato e le mani nelle tasche del giubbotto iniziarono a diventare caldissime. Guardai l’orologio, erano le 16:35. Le nuvole nel frattempo avevano assunto colori più tenui e andavano sfumando verso il grigio. A poca distanza da me osservai una nuvola, prima non c’era, completamente nera isolata dalle altre e a una quota relativamente più bassa delle altre nuvole. 

Improvvisamente alla sinistra di questa nuvola uscì un lampo abbagliante percorse un breve tratto e di colpo si materializzò un oggetto ovoidale leggermente allungato e schiacciato. Un disco. La parte anteriore era avvolta da un alone di luce intensa bianchissima mentre la posteriore era di color grigio alluminio, ma non rifletteva. Restò immobile per pochi secondi poi con un guizzo fulmineo si portò dentro la nuvola nera e non ne uscì più. Poco dopo questa nuvola svanì. In quel momento mille pensieri attraversarono la mia mente e una tranquillità irreale mi pervase.

Non ricordo molto di quell’uomo troppo fulminea la sua presenza o forse perché quello sguardo magnetico mi aveva come tramortito. Ricordo solo quegli occhi magnetici e il colore del suo giubbotto, se era un giubbotto, molto aderente di un celeste mai visto prima, bellissimo. Inconsciamente definisco quell’uomo di bell’aspetto.

Da quel giorno molte cose cambiarono nella mia vita.

Per gentile concessione di Pietro Ponzo

Fonte: Link

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